Povero Arrigoni


18/04/2011



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Sgomento e dispiacere per questo omicidio perpetrato ai danni di un giovane che si dedicava a una causa difficile come quella di informare su ciò che accade in medio oriente. Poco credibile, o perlomeno sconcertante la rivendicazione dei talebani-mediatici con sito delirante e colonna sonora del muezzin. Viene da chiedersi cosa potesse mai aver combinato l'Arrigoni per essere considerato un vizioso occidentale e un corruttore, avendo tutta l'aria di un Italiano sostanzialmente pacifista e filo-palestinese. Di tutte le istituzioni, falangi, sette religiose o altre parti in causa nel calderone israelo-palestinese penserei ad altri individui o istituzioni cui l'Arrigoni potesse dar fastidio, testimoniando lo squilibrio degli interventi israeliani a verso la popolazione di Gaza.

Viene da chiedersi se questi feroci assassini possano davvero pensare di giustificare la loro azione costruendo dei ridicoli quanto barocchi siti web dove sventolano bandierine e fanno risuonare voci del muezzin, gente con il pugnale in bocca come nei film dei pirati? C’è da chiedersi se non siamo di fronte alla completa incarnazione della follia o se non siamo testimoni di una modificazione genetica dell’antropologia medio-orientale! D’altro canto si potrebbe pensare che il lavoro dell’Arrigoni potesse intralciare il corso della disinformazione che da tempo, forse da sempre, sembra caratterizzare le notizie dal medio oriente volte a proporci una estrema semplificazione Arabi vs. Israeliani, Musulmani vs. Ebrei, Sunniti contro Sciti e così via. Una semplificazione che fa ondeggiare l’opinione pubblica in un continuo di stupore-indignazione ora per le cruente esecuzioni dei “Saladini” or l’altra per le sporpositate e violente rappresaglie “Sioniste”del popolo eletto. In questa cornice ipersemplificate sembrano ben inserirsi questi fantomatici “Feroci Saladini” che decapitano occidentali come in Grand Guignol truce e reale dove sembra che solo la CIA e il Mossad possono dirci da che parte stare. Insomma un modo di aggiungere altra confusione a una situazione già confusa. Fatto sta che hanno ucciso un pacifista di 35 anni che informava, anzi controinformava attraverso il suo blog di giornalista “non embedded”. Questo ragazzo che a volte evocava leader guerriglieri sudamericani altre volte Corto Maltese e sembrava spinto da un profondo e personale entusiasmo per ciò che andava seguendo da vicino, da molto, forse troppo, vicino e sembra, agli occhi di chi scrive, essersi trovato in un gioco folle e omicida più grande di lui.



Pier Christian Verde


Commenti


Alessio S.

18/4/11

«La Palestina può anche essere fuori dell’uscio di casa» diceva Vittorio, indesiderato in Israele e scomodo ai più. Vessato nello svolgere del suo lavoro di cooperante; nel Natale 2005, imprigionato nel carcere dell’aeroporto Ben Gurion, nella Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele ed ancora nell’autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte.
Un sovversivo per alcuni, un vero amico per molti. 
Difficile pensare al gesto folle di una cellula fanatica e integralista.
A.




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