Il feroce saladino che è in noi


02/05/2011



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Parrebbe proprio che abbiano fatto fuori Bin Laden. Questo dovrebbe voler dire che era anche esistito mentre noi ormai credevamo che si trattasse di una creatura sopranaturale.

L’operazione mediatico segreta sul Saladino Bin Laden ha sempre sucitato in me notevoli dubbi sia in termini di verità vera  - possibile 20 anni di guerre per colpa di un segalino occhialuto e di Saddam? - che in termini di effetto psicologico sulle persone - possibile che si potesse così elementarmente identificare un persecutore-diavolo che incarnasse tutto il male per sé e per gli altri? E’ su quest’ultimo aspetto, meno fantapolitico, che vorrei brevemente soffermarmi, partendo dalle agenzie odierne (2 maggio 2011) che inneggiano alla morte del Laden, soffermandosi festose su colpi in testa e volti sfigurati. Ricordo a chi non ricordasse il precedente delle immagini tremende dei figli di Saddam post bomba sulla testa o il video stile youtube dell’impiccagione di Saddam. Rimango inoltre sbigottito dal fatto che Repubblica usa la parola morto, ucciso, due tre volte per riga quasi a passare da una non richiesta rassicurazione ad un mantra sanguinario. Gli articoli di giornali e siti di mezzo mondo - così come foto e video - ci chiamano a raccolta, tutti a a festeggiare l’uccisione cruenta e documentata-documentabile di un uomo che nessuno conosce se non per qualche video ridicolo dove si ha l’impressione di parlare con quei”matti” da barzelletta che si credono Napoleone. A dire il vero non siamo obbligati a festeggiare la morte del signore in questione, né tanto meno della donna che gli era accanto, né del suo figlio (pare ne avesse una ventina ovviamente!). In parallelo eravamo appena stati rasicurati come di una buona novella che anche il figlio di Gheddafi era stato ammazzato (a breve foto della sua testa spiaccicata su qualche muro di una città cartaginese). Insomma il tenore del tam tam mediatico sembra essere “gioite gioite” stiamo ammazzando i cattivi e i loro pargoli. Mi viene in mente il Verga di “La Libertà” dove i figli dei potenti e dei notai vengono uccisi perché diventerebbero come i loro genitori, pagine dove Verga descrive la crudeltà innecessaria delle liberazioni. Credo invece sia opportuno conservare la speranza di potersi scartare da questa ridda di festeggiamenti - questi si Talebani - a tutto vantaggio della nostra capacità di analisi del reale che forse ci consegna una realtà più complessa. E' proprio da questo inebriarsi della morte e del sangue che si alimentano l’odio e la violenza più inveterate. E' proprio da queste esaltazioni che nasce quella paranoia che ci porta a dissociare la nostra violenza e la nostra aggressività mettendole nel mostro di turno, salvo poi dover fare i conti con le conseguenze patologiche di queste dissociazioni..



Pier Christian Verde


Commenti


Fortunio

3/5/11

Singolare modo di dire quello del most wanted visto che fa riferimento a una parola che fa richiamo a una volontà positiva, in qualche modo quasi un desiderio di incontro e di possesso su qualcuno, che poi si riassume nel concetto di "cattura". Il most wanted è qualcosa di più che un ricercato è il più ricercato tra tutti, quasi quasi il preferito.

Questo modo di dire, che ha avuto molto successo negli States, viene dagli apparati  di polizia e di giustizia e si riferisce evidentemente al fatto che una persona viene desiderata in quanto la sua cattura dovrebbe permettere di risanare un’ingiustizia. La cosa singolare sta quindi nel fatto che questo modo di dire porta con se un alone di signifcati impliciti in cui viene evocato un ardente desiderio di giustizia piuttosto che evocare  il ricordo dell’ingiustizia effettivamente subita. Una sorta di iniezione di ottimismo che porta a volare oltre l'ostacolo costituito dal fatto di aver subito un'ingiustizia. Infatti chi ha subito un'ingiustizia - come mettiamo quella delle Torri Gemelle - potrebbe essere colto da un senso di sconforto e questo sconforto lo potrebbe portare a chiedersi come è possibile che un'ingiustizia del genere nasca proprio dal nulla che più  nulla non ce n'è? Più assurda appare l'ingiustizia più è necessario trovarne qualche ragione e qualche spiegazione. Ma se ci si mette alla caccia del most wanted questi patemi d'animo passano presto e l'obiettivo di ristabilire la giustizia sopravanza ogni considerazione relativa all'equità.

Alessio S.

12/5/11

Una ulteriore riflessione andrebbe fatta partendo da due considerazioni semplici:

1)  Nel 2000 la Associated Press rese noto che "... un funzionario dell'intelligence occidentale riferisce che Osama soffre di una malattia ai reni e al fegato... I seguaci di bin Laden si stanno dando da fare per trovare apparecchiature mediche per il loro amato leader". Ma se ha bisogno di continue dialisi allora è impossibilitato a spostarsi e viaggiare troppo lontano.Quindi Il peggior mostro sulla faccia della terra, l'uomo più malvagio e sinistro al mondo non può neanche pisciare senza l'aiuto di qualcuno.
2) Al momento degli attentati, due dozzine circa di famigliari di bin Laden, per la maggior parte iscritti all'università o a speciali scuole d'addestramento, si trovavano sul suolo statunitense. Il "New York Times" rese noto che questi individui furono immediatamente chiamati a raccolta dall'ambasciata saudita, perché si temeva potessero cadere vittime della rappresaglia americana. Da quanto riferisce un funzionario saudita, i bin Laden sono stati messi su un jet privato con il consenso dell'Fbi e portati da Los Angeles a Orlando, da qui poi a Washington, e infine a Boston. Non appena laFAA (Federal Aviation Administration) ha riaperto i voli oltreoceano, il jet è partito per l'Europa. 

Questo solo per affermare il diritto ad un dubbio lecito, lontano da mera dietrologia (che ritengo un fantastico e stimolante esercizio mentale che porta spesso a verità), che dovrebbe far riflettere tutti quelli investiti dalle notizie sulla sua morte. Solo uno spettatore passivo può infatti subire tutta la storia di bin Laden dall'inizio alla fine senza porre domande. Il problema è, come dimostra la società odierna, che lo spettatore è passivo per definizione e come tale crede e così facendo contribuisce a mantenere l'ordine mondiale.



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