Salviamo il soldato Magris!


11/09/2011



In occasione del decennale dell’11 Settembre 2001, molti editorialisti - tra cui Claudio Magris sulla pagina dedicata del Corriere - sostengono che il mondo è cambiato perché l’11 Settembre “ha sgretolato ogni sicurezza della nostra vita quotidiana”. Tuttavia, per quanto ci possa dispiacere di sapere che la vita quotidiana di Magris e di altri suoi colleghi sia stata resa più insicura dall’attentato dell’11 settembre, ci sentiamo di dover contestare la sua generalizzazione psicologica.  Se veramente la vita di molte persone è diventata più insicura questo significa che queste persone in qualche modo riponevamo una fiducia eccessiva in un’immaginaria capacità del capitalismo USA di promuovere ordine nel mondo. Stiamo parlando di persone, come Magris, che i difetti del capitalismo USA li conoscevano molto bene e tuttavia evitano di toccare il cuore del problema politico e si  rifuggiano nella soffocante retorica del “ammirazione per il modo in cui la tragedia è stata affrontata dai cittadini americani”. Magris si inserisce quindi perfettamente nel coro mediatico seguendo il quale il Corriere ci ripropone uno dei faziosissimi articoli di chiamata alle armi della Fallaci, cercando di presentarlo come una opinione ragionevolmente accettabile nel mezzo delle infinite riflessioni possibili. Per cui l’articolo della Fallaci non viene rivisitato criticamente per quello che è, - un’accozzaglia di provocazioni prive di qualsiasi costrutto che non sia un’idealizzazione forsennata dei padri della patria americana portatori del valore della libertà con la maiuscola. Articolo che nonostante i suoi toni contrari a qualsiasi tentativo di riflessione sulla tragedia viene nuovamente sdoganato dal Corriere.  A contrastare la Fallaci viene chiamato, oggi come allora, il compianto Tiziano Terzani, il quale vola più alto e dice si cose molto più ragionevoli della Fallaci, ma che tuttavia venne obbligato a scrivere il suo articolo come risposta alla Fallaci, accreditando in questo modo  alle strampalate tesi di quest’ultima una considerazione del tutto immeritata.
Ma torniamo a vedere come se la cava l’astuto Magris il quale si trova nella impossibile posizione di fare l’equilibrista tra Fallaci e Terzani. Dopo aver ricordato, vivaddio, l’evidenza lampante che le tragedie del Biafra, Cambogia e Bhopal non hanno ricevuto la stessa attenzione mediatica delle compiante Twin Towers, egli fa riferimento a due oscuri generali cinesi – Liang e Xiangsui – che avrebbero affermato che la guerra non si fa più sui campi di battaglia ma “con tutt’altri mezzi e tutt’altre forme”. Ma cosa ci vuol dire Magris? Che forse prima dell’11 Settembre si combattevono guerre “pulite?  Non è possibile che Magris arrivi a questa ingenuità e infatti poco avanti ci spiega il suo recondito pensiero che la questione è che siamo “tutti istintivamente ciechi conservatori per cui non riusciamo a immaginare che il mondo possa cambiare”. Tutti quindi condividiamo le nostalgie militaresche dei nuovi padroni cinesi i quali si preoccupano del fatto che la indubbia superiorità tecnologica degli eserciti sulle masse armate di pietre (sic) possa venir meno e ritorcersi contro di noi.
Molto più equilibrato e, bisogna dirlo, psicologicamente fondato, il commento di Mario Calabresi sulla Stampa che senza mezzi termini e con notevole realismo suggerisce che :
“L’11 settembre ha cambiato l’agenda dell’Occidente, ha messo al primo posto la lotta al terrorismo islamico, ha dirottato immense quantità di denaro e di energie al compito di contrastare Al Qaeda e di difendere le capitali americane e europee. L’America ha girato la testa da un’altra parte, ha speso tra i due e i tre miliardi di dollari in due guerre - quei soldi che oggi appesantiscono il suo debito e impediscono politiche di rilancio dell’economia - e ha lasciato campo libero non solo alla Cina ma anche alla crescita di Paesi vincenti come India e Brasile.
E prosegue più avanti dicendo che:
“gli aerei che hanno colpito le Torri Gemelle e il Pentagono non hanno distrutto le nostre economie ma hanno dato vita a fenomeni esiziali, penso per esempio alla necessità americana di reagire con un ottimismo dei consumi che non aveva ragion d’essere e che avrebbe indebitato una nazione fino all’inevitabile scoppio della bolla immobiliare che ha dato vita alla recessione da cui non siamo ancora usciti oggi.”
Singolare infine il ruolo della psicologia per come essa viene chiamata in causa in qualche modo da un articolo di Simon Chritchley sul Sole 24 Ore titolato “Maledetta Vendetta” in sostanza un pilotto moralistico contro gli Americani che hanno pensato a vendicarsi piuttosto che a pensarci sopra “settanta volte più sette “ come dicono – ci risiamo- "i proverbi"  dei nuovi padroni cinesi.  Un’uso della psicologia davvero sconcertante se consideriamo che in questo modo l’errore starebbe tutto nella psicologia degli individui – gli istinti conservatori di Magris? – piuttosto che in un apparato militare e propagandistico mediatico strabordante quale, quello cui fa riferimento l’articolo di Calabresi sulla Stampa. Apparato militare e propagandistico che ha disinvoltamente cavalcato la tragedia per rilanciare politiche sconsiderate senza permettere (o rendendo molto difficile) un serio ripensamento psicologico e strategico che potrebbe risultare salutare per gli equilibri psicologici di noi tutti occidentali, compreso il soldato Magris!



Fortunio


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