Troppo peso sulle nostre spalle!


07/01/2015



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David Weinberger, autore del recente Too big to know. sostiene che ci troviamo oggi in un'epoca di "conoscenze interconnesse" intendendo con ciò che la conoscenza - idee, informazioni e perfino saggezza - ha rotto i suoi confini fisici (che sono le pagine di un libro o la mente di una singola persona) ed ha preso la forma di uno stato continuo di interconnessione online. Weiberger sostiene che l'attuale forma che la conoscenza ha preso è più naturale della vecchia forma che poneva la conoscenza all'interno di criteri ideali irrealistici.

"Sapevamo da tempo che succedevano più cose nel nostro mondo di quante le nostre biblioteche ne potessero contenere eo i nostri media riuscivano a mostrarci. Sapevamo anche che il mondo è meno pronto e meno capace  di rimanere confinato all'interno di una struttura razionale di quanto non ci fosse stato promesso. Sapevamo anche che molta parte delle nostre conoscenze codificate era del tutto inattendibile. E sapevamo che i principali domini nei quali noi siamo abituati a dividere le nostre conoscenze non sono così tanto separati come potrebbero farcelo sembrare i diversi settori di una biblioteca. Abbiamo infine capito che siamo creature molto piccole in un universo la cui grandezza va molto al di là di quanto potremmo volerla esagerare."

"La short version della storia della conoscenza funziona più o meno così: Platone definì la conoscenza come collegata a cose vere e giustificate. In seguito abbiamo gradualmente alzato sempre di più l'asticella riguardo il criterio di giustificazione, per cui si è creduto sempre più che la conoscenza ci potesse provenire da ciò che conoscevamo con assoluta certezza e che poteva essere stabilito al di là di qualsiasi ragionevole disputa. E tuttavia ci troviamo a fare i conti con un dato fondamentale che sta nel fatto incontrovertibile che noi esseri umani siamo profondamente fallibili. E non possiamo nascondere il fatto che fin dagli albori abbiamo regolarmente sbagliato quasi tutto così come siamo morti altrettanto regolarmente. Pertanto la richiesta di certezza e di chiarezza della quale ci siamo caricati è in qualche modo innaturale, quando si pensi che essa pesa sulle spalle di creature che riconoscono la loro incertezza e la loro fallibilità come uno stato permanente."

"Io credo che la generazione della rete stia cominciando a vedere la conoscenza in un modo che è più vicino alla verità sulla conoscenza - una verità che conoscevamo da tempo ma che non riuscivamo ancora a rappresentare. La mia generazione e molte generazioni prima della mia hanno creduto che la conoscenza fosse una raccolta di contenuti affidabili, tipicamente espresse da biblioteche piene di libri. La nostra tradizione ci aveva lasciato una sorta di schiacciante progetto intergenerazionale di costruire la "Libreria Universale della Conoscenza" libro dopo libro, come una sorta di compito disumano che Dio aveva caricato sulle nostre umane spalle. Ciononostante per la nuova generazione conoscere assomiglia sempre di meno al fatto di catturare le verità dai libri e sempre di più al fatto di impegnarsi in reti di argomentazioni - supportate a volte anche da libri - ma mai definitive. Questa attività sociale - collaborazione e messa in discussione, spesso contemporanee - può essere considerata come una più accurata riflessione della nostra condizione di creature sociali imperfette che cercano di capire un mondo troppo grande e troppo complesso perfino per il più intelligente degli esperti."

"Questa nuova topologia della conoscenza riflette la topologia della rete. La rete è costruita letteralmente di connessioni ognuna delle quali esprime un qualche umano interesse. Se mi connetto a un sito questo accade perchè penso che valga qualcosa e restituisco un valore a colui che il sito ha scritto. Il risultato è che il web con i suoi bilioni di pagine e trilioni di connessioni esprime il riflesso delle cose che contano per noi umani, nel bene e nel male. Per questo motivo e nonostante i suoi difetti, molti di noi si trovano a loro agio sul web dove la conoscenza si collega alla conversazione che poi è il modo più naturale per noi di acquistare conoscenza.


Estratto da un'intervista di Rebecca J. Rosen su The Atlantic.
What the internet means for how we think about the world.

Jan. 5 2012


A. S.


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