Politici: cieca fiducia in Babbo Natale !


04/02/2012



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E’ noto il fatto che i bambini sviluppano un legame molto forte con la figura di Babbo Natale. Su Babbo Natale essi ripongono le loro segrete aspettative e questo avviene in quanto ricevono risposte che si realizzano concretamente attraverso dei regali dati senza contraccambio alcuno – a differenza delle riposte, che dire, di un Gesù Bambino che ti chiede perlomeno di immedesimarti nella sua inquietante storia o di qualche altra entità fantastica ancor più impegnativa come la Befana che ti minaccia perfino di punirti con il carbone. Pertanto i figli di famiglie benestanti o medio ricche tendono a legarsi in modo parossistico all’illusorio mondo consumistico di papà Natale e si ritrovano alquanto impreparati nel momento in cui sono costretti a fare i conti con la dura realtà che Babbo Natale non esiste.

Quello che invece è meno noto è che parecchi di questi bambini un po’ viziati non superano affatto questo trauma, bensì escogitano dei modi per continuare a credere nell’illusoria esistenza di Babbo Natale sotto mentite spoglie. Nel senso che, anche se non è più possibile per loro mantenere la fede in Papà Natale in modo aperto, essi continuano a ricavare un senso di sicurezza oltre misura dal fatto di appartenere ad un ambiente benestante verso il quale molti sviluppano una cieca fedeltà. Un ambiente che supplisce all’assenza di Babbo Natale nella misura in cui promette di farvi avere favori di ogni genere in modo altrettanto generoso senza chedervi in cambio alcunché. Non sempre la religiosità delle persone riesce quindi ad evolvere al di là dalla fede utilitaristica in un rassicurante Babbo Natale. Superare questo nodo significherebbe dover rinunciare alla pappa fatta e doversi adattare al fatto che le risposte vanno cercate rinunciando all’idea che esse piovano dal cielo. Affrontando tutti i rischi di non riuscire a trovarne una risposta che possa dare la stessa sicurezza nei propri mezzi che proviene dalla segreta sensazione di essere miracolosamente privilegiati da qualche “buona stella” natalizia.

Dal punto di vista psicologico pertanto, appartenere a una cerchia privilegiata può dare l’impressione, ai figli delle persone benestanti, di avere a disposizione un babbo Natale tascabile, senza tuttavia apparire così infantili e così incapaci di competere lealmente con quelli che potrebbero essere più bravi di te. E questo è il caso dell’ormai ben noto sottosegretario Martone – il laureato fico - che si è dimenticato di essere sempre stato un privilegiato – il famoso concorso di ordinario nella stessa Università dove lavoravano padre e madre, vinto con una sola, pare fondamentale, pubblicazione - un segreto che il Martone aveva dimenticato, in quanto lui era sicuro nel fondo dell’animo che il posto gli fosse stato dato da Babbo Natale.

Ma questo è anche il recente caso di Francesco Rutelli il quale si è mostrato sinceramente addolorato dal fatto che l’amico Lusi avesse sottratto 13 milioni di euro di soldi pubblici dalle casse della Margherita. Dimenticando il fatto che il Lusi aveva permesso a lui e ad alcuni altri privilegiati di vivere per anni con la sicurezza di avere 13 milioni rinchiusi nel cassetto – e molti altri che sarebbero entrati nel cassetto del suo nuovo partito – milioni che li garantivano di poter realizzare qualsiasi cosa fosse passato per la mente ai pochi favoriti di babbo Natale Lusi. Se quindi a Rutelli fosse venuta, che so, un’idea (?!) – mettiamo una qualche riforma bislacca di qualsiasi genere – non avrebbe dovuto sottoporla ad un vero dibattito politico in quanto Babbo Natale gli avrebbe sempre garantito campagna pubblicitaria, inviti, convegni, presenza mediatica, pubblicazione di libri del cavolo e quant’altro si possa desiderare per piazzare un’idea emarginando ogni eventuale competitore.

Lusi, l’amato capo scout di Rutelli che lo considerava come uno di famiglia, era un vero Babbo Natale per la Margherita. Da anni Lusi maneggiava fondi di un partito morto – fondi praticamente illimitati per colpa di una legge scellerata – con i quali egli realizzava – o prometteva di realizzare - ogni tipo di desideri (politici?!) dei suoi amici senza bisogno di nessun confronto. Non sorprende quindi che Lusi si sia convinto di essere lui stesso Babbo Natale, e che - sensatamente dal suo punto di vista – abbia sviluppato l’idea di aver diritto a un poco di riconoscenza da parte di quegli ingrati che egli continuava a beneficiare da decenni senza avere nulla in cambio.

Ben detto da Grasso sul Corriere della Sera:

“Certamente, nessuno mette in discussione l'onestà personale di Rutelli. Ma dal punto di vista comunicativo, la sua apparizione televisiva ci ha detto questo: Rutelli sarà anche un leader onesto ma è uno sprovveduto, capo di un ex gruppo politico onesto ma sprovveduto, anzi sprovvedutissimo. Se invece di mostrare l'estratto del suo conto in banca (che non interessa a nessuno) avesse dato un'occhiata ai conti della Margherita, l'ex sindaco di Roma avrebbe evitato di chiudere la stalla quando ecc ecc.”


vignetta da Contropiano



Andrea Seganti


Commenti


Marisa Pittaluga

8/2/12

caro Andrea,

trovo quanto mai puntuale il tuo commento ai recenti casi di Martone e Rutelli: il problema secondo me si può allargare perchè il ricorso a babbo Natale non è solo un privilegio dei benestanti. Se all'università  manca "profumo di selezione" ( Giavazzi, la Voce, 06.02.2012) e il merito non è premiato in attività remunerative ognuno  è quasi obbligato  a cercare il suo protettore  - vale a dire la sua buona stella natalizia.

Non credi che certi episodi mettano bene in luce l'aspetto universale di tali meccanismi e che , nonostante le severe critiche,molti  provino un senso di invidia e di segreta ammirazione  per chi ha saputo accogliere babbo natale?

Marisa Pittaluga 



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