Perle di saggezza


25/04/2012



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Perle di saggezza dal Corriere della Sera per la penna di Elena Meli che titola Perché non saremo mai superinteligenti e mette in elenco una serie di argomenti di buon senso che nostra nonna ci aveva già forntito quando eravamo bambinetti.

Ma, udite udite, non è vostra nonna che parla ma neintepopòdimeno che Thomas Hills, psicologo dell’Università di Warwick il quale, udite udite, ha analizzato l’evoluzione umana – mica bazzeccole signori miei proprio l’evoluzione tutta intera – “chiedendosi perché la nostra intelligenza da secoli e secoli non sembra (sic!) essere aumentata”. Pertanto veniamo a sapere che il nostro scienziato avrebbe - non si sa bene in che modo - lavorato su questa sua luminosa intuizione per arrivare a concludere che “tutto durante l’evoluzione ha richiesto un compromesso”!  Ma guarda un pò?! E noi che invece pensavamo che l’evoluzione non avesse nulla a che fare con la ricerca di un adattamento con l’ambiente, meno male che adesso arriva Hills per spiegarci come l’evoluzione non si sia sviluppata a partire dai nostri desideri e tantomeno dalle nostre fantasie! Ma ancora devono arrivare le perle vere e proprie – l’evoluzione rispiegata seguendo le inquietanti fantasie di Hills! Mica le vostre signori miei!

Pertanto sappiate che mentre il vostro recondito desiderio sarebbe sempre stato quello di avere la testa più grossa di quella del vostro vicino, da adesso in poi questo vostro desiderio rimarrà per sempre frustrato dalla limitata grandezza della pelvi delle vostre mamme! Per cui nell’era dopo Hills dovrete rassegnarvi al fatto che il vostro QI non potrà crescere indefinitamente. Se poi volete proprio insistere in questa direzione, sappiate che gli ebrei ashkenazi – dopo aver subito, secondo Hills, una selezione evoluzionistica di 2000 (?) anni – essendo diventati troppo intelligenti "manifestano una maggiore incidenza di malattie del sistema nervoso". E infine, l’argomento degli argomenti, con il quale il magico Hills vi rimette con i piedi per terra ricordandovi che “anche una memoria prodigiosa ha i suoi svantaggi: se ci accade qualcosa di brutto e vogliamo dimenticarlo, come staremmo se ciò fosse impossibile?”

Ora, a parte il fatto che si spacci per scientifica la monografia di una rivista che ha la dichiarata pretesa di essere scritta a uso e consumo degli uffici stampa, rimane da chiedersi che cosa spinga questo tipo di operazioni culturali secondo le quali la psicologia altro non potrebbe portare di buono agli individui se non un qualche malinconico ridimensionamento della loro consumistica volontà di grandezza e di potere. Gli individui, secondo questo ciarpame evoluzionista, sarebbero già stati evolutivamente selezionati per essere più grandi, più forti e più intelligenti – dotati quindi di istancabili e non meglio definiti istinti che li porterebbero al desiderio monomaniaco di prevalere gli uni sugli altri – soltanto che adesso vanno avvertiti del fatto che si sono illusi visto che l’evoluzione aveva preparato per loro una specie di tagliola: la pelvi delle loro madri!

Gli esempi scelti da Hills sembrano, infatti, tutti ritagliati su misura per individui abbastanza stupidi da passare il loro tempo a trastullarsi con il desiderio di avere la testa più grossa degli altri, di essere alti oltre 2,40 m di avere memoria più grossa degli altri oltre ad avere il più grosso QI del creato. Non si vede quindi cosa ci sia di scientifico in questo tipo di approccio – d’altra parte chi volesse verificare la questione può sempre andare sul sito di APS, pagare per leggere l’articolo e approfondire la questione. Forse Hills voleva dirci che oggi le ipotesi scientifiche più accreditate circa l’evoluzione dell’intelligenza sono quelle che riguardano l’intelligenza fine e non l’intelligenza muscolare alla Pico de Paperis? Forse ci voleva parlare di fluidità e di duttilità mentale? Forse! Certo però che l’articolo che abbiamo letto sul Corriere sembra più che altro volto a consolare coloro che sono dediti a un dissennato consumismo quantitativo della loro intelligenza, senza offrirgli nel contempo nessuna alternativa per cominciare a ragionare in altro modo.



A.S.


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