Io e te


31/10/2012



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A 40 anni da Ultimo Tango, Bernardo Bertolucci insiste sul tema: la reclusione, l’allontanamento dal mondo e dalla società come unica, estrema via di fuga per poter andare in contatto con le emozioni e i sentimenti. Quelli che la famiglia annacqua, che la società atrofizza, che la scuola sotterra. Vale la pena di ricordare le frasi che Marlon Brando pronuncia nella ’scena del burro’ in Ultimo Tango: “Voglio farti un discorso sulla famiglia, quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alla virtù. Santa Famiglia, sacrario dei buoni cittadini. I bambini sono torturati quando dicono la prima bugia. La volontà è spezzata dalla repressione. La libertà è assassinata dall’egoismo. Famiglia. Fuck it. Fuck it. You fuck it.” In questo nuovo film Bertolucci non si discosta di un centimetro da queste parole, le illustra in modo solo un po’ meno violento.

Qui una coppia di giovani fratellastri, come due naufraghi in un luogo chiuso e segreto, si scontrano e si ritrovano nelle loro solitudini, afflitti entrambi da famiglie inconsistenti. Lorenzo  si rifugia nella musica e nell’isolamento, Olivia nell’eroina, per sfuggire al vuoto affettivo. Hanno un padre in comune, assente e distratto. La madre di lui –quattordicenne informe e pieno di brufoli, di cui la madre sembra vergognarsi- compie riti di puro accudimento, senza calore nè capacità d’ascolto, incapace di articolare parole di supporto emotivo. L’unica figura cui entrambi fanno riferimento è la nonna, ora in casa di cura, anche lei incapace di sostenere un dialogo sensato a causa dei medicamenti che la stordiscono, e che tuttavia rimane per Lorenzo un punto di contatto umano e per Olivia una sede di ricordi di affetto. 

Si incontrano in una cantina, in cui lui si è rifuggiato dopo aver raccontato alla madre che sta andando in settimana bianca con la scuola. Attrezzato con generi di prima sopravvivenza –Coca-Cola, scatolette di tonno e succhi di frutta-, musica, libri e play-station, conta di passare una settimana a godersi la solitudine senza dover rendere conto del suo tempo. Nel disordine di mobili e oggetti polverosi accatastati nella cantina, cerca di fare ordine nella sua emotività confusa. Ma l’arrivo della sorellastra di dieci anni più grande, quasi una sconosciuta, in crisi di astinenza, rompe l’equilibrio e le aspettative. Costringendolo a relazionarsi con una persona sgradevole, violenta, dolorante, imprevedibile, fotografa di talento, ma irrimediabilmente autolesionista. Solo quando le loro profonde fragilità si confrontano, ed entrambi accettano di specchiarsi nelle reciproche solitudini e ossessioni, ritrovano una complicità e una capacità di relazione.  Ballano avvinghiati sulla musica di Space Oddity di David Bowie (con le parole di Mogol: Ragazzo solo, ragazza sola), sigillando in un abbraccio la fine dell’isolamento dalle emozioni.

I personaggi sono certo più giovani e forse più innocenti di quelli dell’Ultimo Tango. Ma la critica di fondo è identica: non c’è redenzione, nell’alveo familiare. E se gli individui si riappropriano di una pur fragile verità, la famiglia invece non si salva, rimane il luogo in cui si perpetra la menzogna. Lorenzo ruba dalla stanza della nonna nella casa di cura i calmanti necessari a Olivia per far fronte all’astinenza. Mentre il cibo viene ‘rubato’ a casa della madre, che dorme davanti alla televisione e -come sempre- non si accorge di nulla. Anche se il film finisce sulla still-frame del sorriso del ragazzo, apparentemente ‘salvo’, non è chiaro quali strategie possano aiutarlo a raggiungere quella madre distratta. Tuttavia, il suo salvataggio dal naufragio interiore apre alla speranza. Troverà lui le forme necessarie a riaprire il suo dialogo con il mondo. La ragazza invece va via con una dose di eroina in tasca. Il suo futuro rimane sospeso.

(Un dettaglio. Il film, girato a Via Lima, nel cuore dei Parioli, si apre e si chiude con un curioso back-ground ai volti dei personaggi: persone che portano a spasso i cani... Qualcuno ha indizi per capire perchè?)

-Ida Panicelli



Ida Panicelli


Commenti


Marco C.

1/11/12

Non ho visto ancora il film ma l'articolo è molto bello e chiaro e me ne ha fatto venire voglia. Conosco invece "ultimo tango".

E' possibile che questo sfondo-background ai volti dei personaggi, faccia riferimento ai legami con gli animali "da affezione" come sono chiamati oggi?

Legami che hanno in parte sostituito, demograficamente e psicologicamente, la complessità dei rapporti familiari, di vicinanza compresi quelli con i figli, conflitti generazionali inclusi.

Si porta a spasso con un guinzaglio "l'altro", lo stesso che poi ci si premura di nutrire adeguatamente e di assistere dal punto di vista sanitario/veterinario (prestazioni sanutarie che alcune voci vorrebbero "convenzionate col SSN"), di vezzeggiare e così via.

Se questo è lo sfondo iniziale e finale probabilmente viene suggerita, forse un po' pedagogicamente, come cornice sociale intorno alle vicende individuali dei protagonisti. Una cornice forse non di pregio rispetto al "quadro".

Può essere un indizio?

Però senza vedere il film forse non vale!



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