Baby squillo e psicologia


12/12/2013



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Il modo in cui la stampa ha affrontato la vicenda delle baby prostitute dei Parioli può essere l’occasione per qualche riflessione circa il rapporto tra media e psicologia. Ci troviamo infatti di fronte a uno di quei fatti di cronaca che – anche se non riguardano fatti di sangue - creano parecchio smarrimento in molti strati sociali, a partire da quelli più giovani che si sentono spinti a interrogarsi su dei comportamenti che – magari in forme meno clamorose - non gli sono affatto estranei. Uno smarrimento a cui va aggiunta la vergogna, sia pur tardiva, per quegli adulti che della prostituzione giovanile sono abituali consumatori, nonché la seria preoccupazione – che vogliamo immaginare sincera - di coloro che hanno responsabilità sul piano educativo.

Si crea quindi in questi casi una domanda diffusa e in buona parte verace di strumenti psicologici che aiutino a capire ed a prendere posizioni utili alla prevenzione di una miriade di fenomeni sociali che destano quotidiana preoccupazione nell'opinione pubblica – assunzione di sostanze, alcool, incidenti del sabato sera, vandalismo gratuito e vandalismo sportivo, intolleranze razziali, ignoranza, disprezzo delle regole, etc., - e che vengono in qualche modo apparentati con la vicenda esemplare delle baby prostitute.

Pertanto si crea in questi casi una urgente quanto improvvisa domanda di chiavi di interpretazioni psicologiche anche in persone che spesso si rivolgono per la prima volta alla psicologia. Persone che cercano risposte che possano essere utilizzate nella pratica ma anche sufficientemente penetranti da tenerle al riparo da immediate reazioni di condanna moralistiche che vengono giustamente percepite come inutili allo scopo.

 Veniamo quindi ai fatti. Per andare incontro a questo improvvisa richiesta di psicologia la stampa ci ha fornito in lungo e in largo una chiave di lettura - basata sulle dichiarazioni delle due ragazze - che mette in primo piano le loro motivazioni consumistiche:

 “io e lei siamo esigenti, vogliamo molte cose, vestiti, macchine benessere… io volevo lavorare per comprarmi cose griffate volevo avere i miei soldi per comprare tutto ciò che mi piaceva"

Queste dichiarazioni – rese ai giudici e ripetute a iosa su tutti i giornali e le televisioni – sono state suggerite come una risposta credibile alle mille domande che si agitano nella testa di molti: le ragazze avrebbero agito sulla spinta di motivazioni consumistiche e dunque sostanzialmente superficiali.

 In realtà le dichiarazioni delle ragazze – rese davanti ai giudici e tramite loro alla stampa – andrebbero soppesate attentamente. Per quanto superficiali dal punto di vista del comportamento e delle parole, queste due ragazze sono sicuramente sufficientemente svelte da indovinare quello che passa nella testa degli adulti e da intuire che anche questi ultimi – compresi i loro giudici – non disdegnano le spiegazioni superficiali che esse forniscono abbondantemente. La spiegazione consumistica è quindi un modo di cavarsela liquidando il problema su due piedi e finisce per impedire al pubblico di capirci qualche cosa in più.

 A dimostrazione del fatto che anche gli adulti sono capaci di superficialità abissali, una volta traquillizzata l’opinione pubblica circa il fatto che nella zucca di queste ragazze non ci possa stare nulla di significativo da capire al di là di un consumismo becero, è cominciato sulla stampa un serrato – si fa per dire – dibattito pseudo psicologico. Un dibattito che – partendo dalla implicita suggestione di una sostanziale incapacità di intendere e di volere di due giovani mentecatte animate dal desiderio irresistibile di possedere ad ogni costo oggetti “griffati”– si è dedicato alla caccia ai reponsabili psicologici di tale  stato di insulsaggine che a questo punto si suppone affligga buona parte della nostra adolescenza, assieme ad alcuni adulti animati da motivazioni abiette. Ecco che quindi si è aperto un dibattito alquanto parolaio e inconcludente dove è sembrato di assistere a una gara a chi la spara più grossa:

 Quella madre ha venduto il corpo della figlia come un macellaio vende una bistecca suggerisce lo "psicologo clinico" Enzo Cordaro puntando il dito sulla supposta squallida connivenza della madre di una delle due ragazze. Una dichiarazione che, prima ancora di offrirci dei lumi sensati sulla complessa questione delle connivenze, lascia il sospetto che l’autore cerchi soprattutto di cavalcare lo scandalo per  trovare un qualche spazio mediatico. Analoga impressione per quanto riguarda la dichiarazione del cineasta Ozon, il quale – ponendosi all’opposto della condanna morale di Cordaro verso la madre delle ragazze – si preoccupa di piazzare una bordata il cui senso rimane alquanto oscuro:

Molte donne possono davvero essere in sintonia con questa ragazza perché molte donne sognano di prostituirsi” - propone Ozon il quale non contento aggiunge ….”essere pagate per una relazione sessuale è qualcosa di presente nella sessualità femminile” puntando il dito contro una sorta di dilagante ipocrisia che coprirebbe una supposta autenticità di universali desideri di prostituzione.

Un concentrato di ulteriori interventi strampalati può essere rintracciato nel resoconto gustosamente critico - ad opera del sito Young - della trasmissione televisiva Matrix diretta da Telese.

Se a questo punto ipotizziamo l’esistenza di un lettore che stia cercando spiegazioni utili e credibili, sarà facile per costui concludere che di fronte ai roboanti capi d’accusa che vengono sparati in direzioni disparate, anche il lettore di buona volontà finirà per rassegnarsi, si metterà l’animo in pace e concluderà sulla assoluta inutilità di una psicologia che moltiplica i problemi allargandoli a dismisura senza proporre delle soluzioni. Gli apparirà anche chiaro, inoltre, che si tratta di una psicologia che cerca di perpetuare se stessa promuovendosi come guida per la navigazione in mari che vengono descritti come talmente perigliosi da suggerire una sostanziale incapacità di intendere e volere ed un bisogno di tutela a vita anche per quanto riguarda persone adulte.

Accanto a queste accuse devastanti rispuntano - si potrebbe dire per fortuna in mancanza d'altro - i vecchi cavalli di battaglia della impostazione educativa tradizionale, come la raccomandazione di non dividere il sesso dai sentimenti – dei sempreverdi, che tuttavia danno una sensazione di deprimente inutilità di  fronte della enormità dei fatti presi in esame. Due esempi tra tanti che sembrano inspirati dalla retorica delle Piccole Donne di Alcottiana memoria:

“È tornata in maniera prepotente una modalità che nei secoli è stata appannaggio degli uomini, ovvero la divisione tra rapporti sessuali e sentimenti”, spiega la psicoterapeuta Roberta Rossi dell'Istituto di Sessuologia clinica di Roma.

“È la vittoria della società dell'apparire su quella dell'essere, come diceva Fromm” propone, con una banalità altrettanto sconcertante, la psicologa milanese Ines Staletti, di formazione Adleriana.

E, per finire non mancano esempi della antica tradizione Vincenziana comune a molte impostazioni psicologiche “profonde” – nobili nelle intenzioni quanto generiche nei fatti - che indicano per queste ragazze delle oscure motivazioni legate ad una loro supposta sofferenza:

“C'è probabilmente, nel vissuto psicologico e familiare di queste ragazze, l'idea di valere poco, di non essere amate, di essere svalorizzate. …bisogna…comprendere le ragioni della sofferenza che con difficoltà cercano di celare o di esprimere in modi moralmente criticabili.”

Pertanto, guardando nell’insieme gli apporti psicologici che i media ci propongono, nessuno sembra in grado di entrare nel merito e di proporci una chiave di lettura per entrare in contatto con ciò che potrebbe agitarsi nelle menti delle nostre baby squillo. 

A questo punto, chi volesse cercare di andare un pò al di là del cliché dell’adolescente propenso a comportamenti consumistici stupidi e bagatellari  potrebbe essere tentato di visitare l'editoriale "Salvare il mondo!" sul nostro sito psicologico gemello.



La redazione


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