Questo pazzo pazzo mondo: sono pazzi questi musulmani o sono pazzi questi ebrei?


16/02/2009



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La sociologa di origine siriana Wafa Sultan propone un punto di vista alquanto interessante sulla situazione di Gaza entrando anche nel merito di rilevanti questioni psicologiche:

“non pretendo difendere Israele dato che gli ebrei non hanno chiesto il mio parere riguardo alla loro terra promessa. Se tuttavia volessero saperlo, il mio consiglio è di bruciare i loro libri sacri, lasciare la regione e salvarsi la pelle. Perché i musulmani costituiscono una nazione rigida e priva di cervello. E sono contagiosi. Tutti quelli che li frequentano perdono il cervello.” “I musulmani perdono il cervello” ci spiega la Sultan “perché gli viene inculcata fin da bambini una cultura di morte” nella quale uccidere e farsi uccidere vengono esaltati come valori positivi. Elenca in proposito atroci esempi della ferocia che i musulmani hanno esercitato contro altri musulmani, in particolare donne e bambini, esibendola come valore positivo. Poi aggiunge: “se il profeta Maometto avesse saputo che l’ebreo sarebbe un giorno volato a bordo degli F16, non avrebbe certo comandato ai suoi discepoli di ammazzare gli ebrei fino all’ultimo giorno. I suoi discepoli devono oggi modificare questa ideologia, mossi da pietà verso le future generazioni, allo scopo di salvare la loro discendenza e di preparare loro una vita migliore. Portandoli lontano dall’ideologizzazione della morte” - insiste la Sultan - la quale si spinge fino a tirare queste conclusioni: “Sono contraria alla presenza americana in Irak ed in Afghanistan. Se gli Stati Uniti vogliono guadagnare la guerra contro gli islamisti essi debbono ritirarsi e lasciare che i sunniti e gli sciti, cresciuti nell’odio, si ammazzino tra di loro” fino al momento – suggeriamo voglia dire la Sultan - in cui ritroveranno la ragione. E aggiunge: “si potrebbe dire che Israele contribuisce oggi inconsciamente al successo dell’Islam. Attaccando Gaza spinge i musulmani a solidarizzare tra di loro ed a superare le loro profonde divergenze. Lo dico con una stretta al cuore: per salvare l’umanità dal terrorismo bisogna che il cosiddetto mondo libero si ritiri e che lasci ammazzarsi tra loro i mussulmani.”

A noi sembra che la Sultan potrebbe spingere ancora più a fondo il suo ragionamento, chiedendosi perché l’ipotesi di un abbandono del campo non sia ancora stata presa seriamente in considerazione nel mondo occidentale, almeno fino ad oggi. Se, infatti, ,può apparire indispensabile che la cultura musulmana arrivi a formulare una profonda revisione di alcuni suoi principi, potrebbe risultare altrettanto indispensaibile che l’occidente si interroghi sul significato culturale – e non solo economico – della propria attività bellica "worldwide" e non solo quella mediorientale. Si potrebbe arrivare a concludere che tale attività bellica contro coloro che si sono fatti portatori espliciti della cultura della morte possa servire ad allontanare l’inquietante presenza implicita di tale cultura nel background del mondo occidentale. Nella cultura occidentale, infatti, questo tipo di cultura serpeggia soltanto nel background e viene alla luce soltanto attraverso quelle che appaiono formalmente delle minoranze (sette) e questo accade in quanto ufficialmente l’occidentale tende a porsi come un forte combattente per la vita. Ciononostante, non mancano in occidente né omicidi né suicidi che provengono da contesti culturali condivisi la cui presenza rimane nascosta e minimizzata. L’occidente, ad esempio, produce serial killers, criminali che pur essendo cresciuti in un contesto di violenze subite, pretendono di traformarlo in un contesto di violenze inflitte. Ed esiste un malcelato interesse del pubblico - non direttamente per le gesta di questi criminali, ma per come essi riescono ad imbrogliare anche se stessi trasformandosi da vittime in carnefici. Esiste quindi un interesse morboso e nascosto, ma ampiamente diffuso, per come sia possibile imbrogliare la vita abbracciando la cultura di morte. Anche il dilagante fenomeno della pedofilia può essere collegato con la diffusione sotterranea della medesima cultura che contagia sia adulti che bambini. La pedofilia trova alimento, sia nell’adulto che nel bambino, in un profondo stato di malessere che proviene da una adesione superficiale e fasulla della cosiddetta cultura di vita. Quanti sono gli occidentali che – nonostante dichiarino il contrario - nascondono la sensazione di vivere in un mondo sorretto da mezogne? E quindi sviluppano – in buona parte in modo inconsapevole - un rifiuto ed un odio profondo per la propria cultura e per la cultura in genere? Queste convinzioni sepeggiano, non riconosciute, non solo nelle sette, ma anche in ampi strati di popolazione e vengono segretamente condivise nonostante le apparenze che possono essere opposte. Anche il pedofilo quindi - come l’omicida – agisce in base all’idea di passare dalla disperata situazione del perdente a quella del vincente che si beffa della vita. Anche il suicida occidentale, infine, agisce con le stesse motivazioni – quelle del passaggio dalla condizione di perdente a quella del vincente, nel tentativo di risolvere stati di disperazione che hanno altre origini e che andrebbero risolti in altro modo. Queste motivazioni che in occidente vengono nascoste in medio oriente vengono esibite ed esaltate. Per questo motivo l’occidente ha il monopolio dei suicidi nascosti – quelli del sabato sera – mentre il medio oriente ha il monopolio dei suicidi eroico-romantici, anche se si tratta di due cose molto simili. Infine, l’occidente ha il monopolio delle violenze nascoste sui bambini mentre in medio oriente i bambini vengono vessati e plagiati ostentatamente, in modi che si vorrebbero esemplari e giusti. Potrebbe quindi darsi che gli occidentali non vogliamo lasciare il medio oriente per non dover affrontare quei problemi di violenza interni alle loro nazioni, problemi che la loro attività bellica contribuisce non poco a coprire.

da un post di Edna Baranes e Cynthia
Bizzios


Chawki Freïha - Beyrouth


www.mediarabe.info





Fortunio


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