Eluana: troppe certezze?


17/02/2009



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La storia di Eluana e della sua famiglia, arrivata al pubblico attraverso la figura sofferta del padre Beppino e le belle foto della ragazza prima dell’incidente, racchiude e condensa una moltitudine di implicazioni psicologiche. Sull’argomento si sono intrecciate e mescolate delle posizioni emotive stereotipate e apparentemente contrapposte, ma nei fatti complementari nella loro comune intenzione recondita (?) di scoraggiare i tentativi di riflessione su una questione tanto incerta e delicata. Essendo dato che una situazione come quella di Eluana produce solitudine e sgomento in chiunque si avvicini ad essa, ecco che la reazione – ampiamente pilotata dai media per ragioni che andrebbero indagate a fondo - è stata quella di spingere i cittadini a cercare rapidamente “compagnia” aderendo ad una fazione piuttosto che ad un altra, a secondo di come a ciascuno di noi veniva più facile per la propria storia e le proprie frequentazioni culturali. Le polarizzazzioni emotive pro vita pro morte che si sono prodotte sono quindi state tali da oscurare quasi completamente i confini umani entro cui si svolgeva la vicenda e gli aspetti pratici che dovevano essere affrontati.

Giornali, televisioni e politica sono continuamente entrati a gamba tesa nella vicenda e quasi mai sono riusciti a distinguere l’aspetto interno - cioè come porsi emotivamente verso una tragedia che lascia comunque forti dubbi e senso di disperazione in ognuno di noi - con l’aspetto esterno e cioé le decisioni personali e sociali da prendere nel rispetto degli individui. Il fatto sottaciuto è che solo con molto sforzo e con l’aiuto delle persone care coloro che vengono travolti da una tragedia del genere riescono a raggiungere una posizione equilibrata – quando ci riescono - in quanto sono gli unici veramente obbligati a prendere contatto con la profonda sofferenza che il contatto con queste situazioni mette in moto, con tutto lo sconvolgimento che questo comporta per i propri equilibri personali. Mentre coloro che ne sono fuori spesso non hanno –ben comprensibilmente - alcuna motivazione a compiere lo stesso tragitto, per cui si può star sicuri che saranno più facilmente tentati ad abbracciare posizioni ideologiche in modo tale da archiviare il prima possibile la “pratica”. Il rispetto verso gli individui avrebbe comunque necessitato una maggiore distinzione tra i problemi di coloro che erano direttamente investiti dalla vicenda e cercavano in qualche modo di venirne fuori e coloro che ne venivano investiti a sproposito attraverso una furiosa capagna mediatica che obbligava i poveri malcapitati che ne erano oggetto a prendere posizioni lì dove nessuno nel fondo dell’animo avrebbe voluto prenderle - perché troppo difficili da prendere senza riesaminare tutte le implicazioni personali che vengono coinvolte in un caso del genere. Quello che ciascuno di noi desidera ardentemente è –comprensibilmente - di non doversi mai trovare nella condizione di Beppino, in quanto tutti noi sappiamo, nel sottofondo dell’animo, che in quelle condizioni si deve mettere in dubbio ogni tipo di certezza prima di arrivare a prendere una posizione che sarà comunque problematica e non risolutiva del drammatico problema emotivo che rimane. Si rimarrà quindi sempre con il dubbio di sbagliare e questo rimarrà tanto più vero quanto più si vorrà ostentare di aver raggiunto una certezza.

Dal punto di vista mediatico/emotivo le maggiori oscillazioni si sono avute per l’interferenza tra due posizioni psicologiche difensive di “pronto uso” che vengono assunte di fronte ad eventi drammatici: la prima ha caratteristiche “evitanti” e spinge verso ad un distanziamento del coinvolgimento emotivo, mentre la seconda ci spinge nella direzione di una eccessiva presa in carico emotiva della situazione di tipo cosiddetto “ansioso resistente”. Evitanti sono state le prese di posizione asettico-scientifiche che riducevano il problema Eluana al numero di connessioni neuronali funzionanti, mentre ansiose sono state le prese di posizione idealizzanti che ponevano in modo intransigente l’idealizzazione di ogni segno di vita fino a proporre una specie di allucinazione collettiva riferita all’Eluana bella e vitale delle foto. Le due posizioni sono nei fatti complementari e si potenziano l’un l’altra seguendo una sorta di intesa sotterranea tra i contendenti nel rigettare una realtà che appare troppo lacerante per tutti, ma in modo speciale per coloro che si sono sentiti fortmente chiamati a partecipare alla vicenda mentre nel fondo del loro animo avrebbero voluto rimanerne del tutto estranei. Per cui lo schieramento per un partito pro morte o pro vita e la conseguente ricerca del capro espiatorio nel campo contrapposto è servito in entrambi i casi a gestire il coinvolgimento in un universo virtuale cercando di mantenere la maggior distanza possibile dalla vicenda reale. Così si spiega – tra allucinazioni collettive e comprensibile voglia di negare la realtà - anche l’agghiacciante strafalcione del nostro presidente del Consiglio sulla Eluana come possibile portatrice di una gravidanza.

Bisogna anche riconoscere che tanto clamore ha anche offuscato le parole di non pochi commentatori volenterosi ed avveduti i quali hanno cercato di far trapelare l’idea che vicende del genere non possono essere affrontate se non con un grande impegno di riflessione e che sia saggio dare ascolto prioritario al parere delle persone coinvolte ed implicate più direttamente. Le persone non direttamente coinvolte invece, dovrebbero essere consapevoli della facilità con cui tutti noi ci sentiamo sospinti a strumentalizzare coloro che sono direttamente coinvolti nella vicenda - anche perchè il più delle volte siamo del tutto impreparati ad ascoltarne il dramma.

Questa perdita di confini tra privato – un privato in questo caso irriducibilmente personale - e pubblico ha creato un caos generale che ha permesso all’aspetto emotivo di prendere il sopravvento sulle nostre capacità di riflessione, sospingendo ognuno di noi a produrre luoghi comuni uno dopo l’altro. Insomma la gestione mediatica si è risolta in un feroce attacco a tutti coloro che erano – comprensibilmente e legittimamente - pieni di dubbi, come se ci si dovesse vergognare di non avere quelle certezze che nei fatti nessuno di noi può avere. Insomma una prova inquietante del potere manipolativo dei media, capaci di creare partiti fondati su banalissime parole d’ordine, creando aggregazioni fortemente settarie anche lì dove non ne sussistevano né le ragioni né le condizioni.





Fortunio


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