E morto Levy Strauss inventore del 'solfeggio dello spirito'


07/11/2009



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Quasi ignorata in Italia la morte di Claude Levy Strauss, avvenuta all’età di cent’anni, un’occasione per ricordare la lucidità con la quale quest’uomo era riuscito a scadagliare il funzionamento dell’animo umano partendo dall’osservazione dei cosiddetti primitivi. Vi proponiamo alcuni estratti di un intervista che il grande antropologo francese diede a Le Monde il 14 luglio 1962.
Le Monde: “Secondo lei il pensiero selvaggio non appartiene solamente alle società dette primitive. Per lei questo pensiero sembra coesistere nelle nostre civiltà accanto al pensiero “colto” e sembra espimersi attraverso il pensiero popolare, l’artigianato, l’arte, la poesia…”
LS: “Lungi dal considerarlo un parente povero del pensiero “domesticato” il pensiero selvaggio mi sembra un entità naturale. La natura genera il pensiero come le altre forme di vita animale, vegetale o minerale. Ma c’è di più. “Il pensiero selvaggio è razionale. Esso codifica, cioè classifica rigorosamente appogiandosi sulle opposizioni e i contrasti,l’universo fisico, la natura vivente e sull’uomo stesso,, per come esso si esprime attraverso le sue Istituzioni. Il pensiero selvaggio trova il suo fondamento in una scienza del concreto, una logica delle qualità sensibili dello stesso genere di quella che ritroviamo in alcune attività manuali come il bricolage.”
Le Monde: “La parola scienza non è troppo forte?
LS: “Il pensiero selvaggio non è figlio del caso. Le forze che lo ispirano sono sicentifiche per davvero, per quanto è vero che la scienza implica un desiderio di conoscere per il piacere di conoscere una volontà tesa verso l’osservazione e che dirige tutti i propri sforzi verso la classificazione. Il sapere zoologico e botanico delle popolazioni dette primitive arriva ad abbracciare centiania e migliia di specie. Ed i processi analitici messi in gioco sono, dal punto di vista logico, interamente comparabili con le classificazioni di Linneo.”
Le Monde: “Lei ha studiato il pensiero selvaggio per trovare una risposta ai nostri enigmi?”
“Il valore dell’etnologia sta nell’offrire all’uomo una moltitudine di specchi sui quali apprendere a riconoscere il vero volto delle sue credenze e delle sue regole. Regole e credenze che egli percepisce in modo deformato dalla sua educazione e dai suoi pregiudizi. Anche noi abbiamo i nostri miti che tuttavia non riconosciamo come tali. Questi miti da noi si chiamano conoscenze storiche, ideologie politiche, culto dell’arte.  Viviamo di questi miti in modo altrettanto intenso di quello in cui i selvaggi della Melanesia vivono i loro miti. La sola saggezza alla quale l’uomo moderno possa appigliarsi è quella che gli proviene dal saperli riconoscere come tali e diventare consapevole che è impossibile liberarsene.”



Andrea Seganti


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