Colpe a rotazione: Haiti


15/01/2010



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Ci voleva il terribile terremoto per accendere i riflettori su Haiti ridotta ad un cumulo di fango mescolato con baracche. E con l'occasione veniamo a sapere dalla stampa che Haiti vive le nefaste conseguenze di un secolare terremoto antropologico e coloniale. Redditi da fame, violenza urbana e suburbana a livelli record, cifre da capogiro per quanto riguarda la mortalità infantile nonché un vertiginoso numero di malati di aids. Nell’isola sono stati anche sperimentati farmaci letali (chi visita Haiti o la vicina Santo Domingo può verificare da sé gli effetti devastanti della Talidomide) e si sono succedute infinite vessazioni da parte di forze coloniali che hanno causato “effetti collaterali” quasi irreversibili. Tanto da far sbottare di rabbia di Giovanni Paolo II che  prima di salire sull'aereo di ritorno nel 1983, pronunciò un discorso dai toni accesi che si concluse con un'esclamazione molto decisa "le cose devono cambiare qui!". Ciononostante Haiti è rimasta un inferno e - come ci ricordano i giornali in questi giorni, "uno dei paesi più poveri al mondo".

Detto ciò, rimane il fatto che la maggior parte delle persone aveva quasi dimenticato fino a ieri dove stesse Haiti (Haiti, Thaiti?),  un'isola che è in condominio con il più noto e florido bordello pedofilo-internazionale di Santo Domingo, che viene tuttavia ricordato con maggior piacere. Anche se rimane il fatto che le amministrazioni di molti paesi hanno da tempo informazioni sufficienti riguardo la situazione disperata in cui versa quest’isola tropicale che meno tropicale non si può. Il punto, tuttavia, è che i sensi di colpa per l'esistenza di luoghi degradati nel mondo è tale da suscitare un forte desiderio di amnesia collettiva nell'opinione pubblica occidentale. Un'opinione che preferisce ancor oggi concentrarsi sugli aspetti superficialmente "positivi" della colonizzazione (aumento dei redditi, aumento delle attività edilizie e finanziarie) come possono essere osservati nella vicina vetrina di Santo Domingo.

Adesso, il tragico terremoto ci permette di riconsegnare un'umanità riconoscibile agli haitiani in quanto ci offre l'occasione di far qualcosa di buono per loro, allontanando da noi per un momento il dubbio paralizzante di averli totalmente devastati. In realtà questo destino di essere ricordati in occasione delle tragedie per essere poi ciclicamente dimenticati è un destino comune a molti posti del mondo che sono rimasti flagellati dalle conseguenze nefaste dello sfruttamento coloniale, a partire dagli inferni minerari e carcerari sudamericani per arrivare a quelli africani, passando per il sud est asiatico.

La nostra commozione si rivolge a turno verso uno di questi posti in quanto non riusciamo a trovare -almeno per ora - altro modo per sdebitarci con quegli uomini dell’altra numerosa e affollata parte del mondo senza sentirci sopraffatti dalle nostre responsabilità. Tuttavia rimane forte il rischio che, una volta che ci siamo messi la coscienza a posto, ci dimentichiamo del resto del mondo che versa in condizioni analoghe, aspettando la prossima occasione che ci verrà offerta per sdebitarci con qualche altro popolo malcapitato.



PCV


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