Basaglia e i figli scomodi


09/02/2010



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Mentre Basaglia apriva le porte dei manicomi di Gorizia e di Trieste, denunciando la pratica dello stigma verso quei poveri disgraziati che erano risultati socialmente scomodi, cosa succedeva ai figli scomodi delle persone benestanti? Nella recente fiction di Rai 1 ci sono state ricordate quelle che erano delle prassi consolidate nel sistema manicomiale: quella di interdire giovani e vecchi per prendere la loro pensione o la loro eredità, quella di coprire abusi e violenze intra ed extra familiari colpendone le vittime, quella di colpire le donne ed i bambini che non si erano rassegnati a vivere in ambienti socialmente e moralmente degradati. Si trattava quindi di pratiche di lavaggio del cervello, coperte dallipocrisia medico psichiatrica ma in realtà dettate da avidità, gelosia, maschilismo, volontà di sottomissione ed il tutto si traduceva in violenza, che diventava palese per chi aveva gli occhi per vederla come fece Franco Basaglia. Ma a questo punto rimane la domanda cosa succedeva nel frattempo nelle famiglie benestanti? Possiamo onestamente pensare che le famiglie dei ricchi non fossero presenti avidità ereditarie, o che non ci fossero forme, magari più striscianti di maschilismo e di gelosia? Evidentemente questi problemi non mancavano anche se scarsa rimane la documentazione su come essi vennero risolti. Una questione non del tutto secondaria se consideriamo che stiamo parlando di migliaia di giovani di allora che avrebbero dovuto coprire cariche importanti nella futura classe dirigente, una generazione la cui scomodità si era appunto palesata già ben prima dei fatti del sessantotto, dai tempi del pacifismo di importazione nordamericana. Quello che sappiamo per certo è che questi giovani scomodi non venivano portati in manicomio. Piuttosto venivano portati nelle Ville, posti dai nomi suggestivi che non è facile nominare senza rischiare ancor oggi una denuncia in quanto sono tuttora in piena attività. In questi alberghi a quattro stelle, medici e infermiere apparivano gentili anche se un poco asettici e molti erano i "contestatori" anche molto molto giovani e senza particolare colore politico che vi venivano portati e poi ricomparivano distrutti. Storie individuali complesse legate allo scoppio di profondi conflitti familiari, storie che non sono state collegate tra di loro, sono rimaste avvolte nel silenzio della vita privata. Molti di questi giovani venivano poi avviati a studi e a posti di lavoro del tutti secondari, sposati, normalizzati. Lo stigma in questi casi non era certamente usato in modo clamoroso, la diganosi veniva mormorata alle spalle. Lo stesso avveniva con i trattamenti, Largactil e Serenase in dosi da cavallo, e poi quasi immancabilmente "piccolo" o "grande" annichilimento che avevano a che fare con la durata e la frequenza della terapia convulsivante. E magari anche uno spruzzo di psicoterapia moraleggiante di tipo confessionale o del genere "I'm OK you are OK". Inutile dire che questi trattamenti raccoglievano un discreto favore presso quei parenti che erano rimasti allarmati per alcuni comportamenti anti conformistici che erano apparsi a loro come una terribile minaccia ma questo non veniva indagato nelle "Ville". Né veniva indagato il clima di massima tensione che si era creato in queste famiglie cercando di capirne la sua origine. Lo stesso clima di tensione esasperata che portò un numero imprecisato di giovani delle generazioni degli anni 60/80 a perdersi in India, un numero ancor più imprecisato a rimanere invischiati nell'uso di sostanze ed infine un'altro numero cospicuo ad imbarcrasi nella scelta terroristica. Per quanto quindi ogni storia rimane una storia a sé rimangono quindi come pezzi di storia che non sono ancora stati collegati tra di loro e che riguardano il rapporto tra la psichiatria e un numero imprecisato di famiglie italiane, anche molto molto in vista. I meccanismi di stigmatizzazione che Basaglia ebbe la fortuna di vedere nei suoi fortunati pazienti erano dunque all'opera anche nelle classi alte ma lo erano in modo molto più sottile e molto meno visibile. Basaglia lo sapeva e questo è il senso del suo continuo riferimento alle possibili reazioni contro il suo lavoro. Sapeva che da qualche parte in qualche modo qualcuno avrebbe dovuto pagare per la libertà che egli aveva ridato ad alcuni, aveva presente che l'ansia di essere messi in discussione circolava anche negli strati alti della popolazione e che avrebbe circolato anche in quelle classi dirigenti che si dicharavano apparentemente favorevoli a quanto egli aveva reso evidente. Basaglia ha aperto quindi una strada dove c'è ancora molto da fare per mettere a fuoco, oltre alle manipolazioni mentali palesi, anche quelle praticate in modo occulto. 



Andrea Seganti


Commenti


Maria Laura

18/2/10

Caro dottore,
Ho trovato molto interessanti le sue osservazioni riguardo alle manipolazioni mentali palesi che Basaglia ha visto e messo  alla luce ridando dignita ai pazienti degli ospedali psichiatrici, ancor più stimolanti le considerazioni sulle manipolazioni occulte che continuano ad essere messe in atto nei riguardi delle persone con disagio mentale tale o considerato tale, appartenenti agli stati medio.alti della popolazione. 
Dal 1980 anno della riforma  ho lavorato presso un Servizio Psichiatrico ospedaliero  ,  da questa sorta di di osservatorio  potevo vedere la applicazione , meglio la difettosa applicazione della riforma, assistevo  ad un vero esodo di queste persone dai luoghi in cui abitano verso le cosidette "ville" dove, come Lei fa rilevare, il ricovero prevedeva  terapie biologiche - sintomatiche ed escludeva qualsiasi collegamento e raccordo del disagio con la "occultata conflittualità " dell'ambiente sociofamiliare .
Al rientro dalle ville , le persone  continuavano ad essere seguite con le stesse modalità dagli stessi psichiatri  che  avevano consigliato il ricovero  in quei luoghi di cura , colludendo  con  i bisogni  dei familiari di occultare  le mine vaganti  che stavano  per eplodere sotto i loro occhi mettendo a rischio la  loro  facciata di normalità nel contesto socioculturale medioborghese.La strada aperta da Basaglia è ancora lunga da percorrere e necessita di operatori coraggiosi che cercano di mettere in chiaro le manipolazioni occulte. Nel ringraziarla per il suo contributo la saluto cordialmente
Marial Laura



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