Malattia del pensiero?


09/03/2010



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Parlando della corruzione, Dacia Maraini sul Corriere del 23 Febbraio denuncia giustamente la pervasiva diffusione del messaggio "così fan tutti" che viene trasmesso attraverso i commenti dei media, a volte in modo occulto e a volte in modo fastidiosamente esplicito. Una "teoria", essa afferma, che si diffonde come una "malattia del pensiero", e che viene trasmessa attraverso il messaggio che “gratta gratta, ogni uomo è maiale” … e più avanti ”un ipocrita che finge antichi sentimenti come onestà, sincerità lealtà quando il mondo come si sa è governato da altri sentimenti come odio disprezzo, invidia, avidità e furbizia”. 
A noi sembra che il fenomeno suggestivo di cui parla la Maraini andrebbe meglio inquadrato dal punto di vista psicologico, onde evitare di cadere nella semplificazione opposta di tipo moralistico quella che potrebbe stare nell’affermazione che siano i sentimenti di sincerità e lealtà quelli che governano il mondo. Non sappiamo per certo quale sia il tipo di psicologia che sta dietro alle affermazioni della Maraini anche se sospettiamo che essa faccia riferimento - sia pur in modo implicito - ad una qualche idea del funzionamento mentale che la spinge a contrapporre troppo fortemente le due nozioni del bene e del male, una teoria che le impedisce di cogliere a pieno l’essenza psicologica del fenomeno.
Intanto le idee semplificate (quali "così fan tutti") non vengono trasmesse in termini ideologici come la Maraini sembra suggerire, piuttosto vengono trasmesse per una specie di contagio emotivo e rimane quindi da spiegare a che cosa esse devono la loro forza suggestiva. Questa dipende molto dalle storie personali di coloro che vengono raggiunti dal messaggio, tuttavia non ci sembra lontano dal vero di poter suggerire che la forza del messaggio sta nel fatto che esso vada considerato “parzialmente vero!!” Vogliamo dire con ciò che il messaggio va a colpire un fatto intuitivamente molto noto all’esperienza di ciascuno di noi e cioè il fatto che nessuno di noi è capace di rimanere totalmente trasparente e lucido, informato, indipendente e onesto, a meno che non ci siano le condizioni adatte per poterlo fare. Tutti noi - per dare qualche esempio - abbiamo detto qualche piccola bugia. Chi di noi non ha "ipocritamente" accumulato qualche segreta rivendicazione o non si è preso qualche piccola rivincita alle spalle di qualcun’altro nella propria vita? Chi non si è per un momento accodato all'opinione del potente rimandando l'espressione del dissenso ad un improbabile momento futuro? Questo non significa che tutti siamo dei corrotti, ma che nessuno di noi è così moralmente forte per natura da rimanere del tutto esente da tali scivolamenti verso il piacere dei patteggiamenti nascosti e delle rivincite occulte. Tutti ci siamo trovati a volte nella necessità di fare qualche compromesso ai danni della nostra libertà di pensiero quando ci è capitato di avvertire che tale compromesso ci avrebbe portato a trovarci d'accordo con il nostro interlocutore e ci avrebbe evitato un probabile conflitto dagli esiti incerti. Non è che questo ci esima dalla responsabilità delle nostre scelte, ma rimane il nostro diritto ad avere attenuanti e a richiedere una giusta pena. Appartiene infatti alla natura umana il fatto di essere desiderosi di andar d’accordo gli uni con gli altri al punto di trovare con gli altri degli accordi al ribasso, creando famiglie che possono assomigliare a delle sette delinquenziali che mettono in sordina i propri conflitti interni finchè non gli scoppiano in mano come delle mine vaganti. Per cui nessuno di noi si sente di mandare i corrotti direttamente al rogo perché questo sarebbe come pretendere una severità che è proprio quella che fa male all'uomo e che finisce per farlo ammalare o ricadere in tentazione. Insomma il bene e il male non si possono contrapporre in modo così drastico, nessuno di noi resiste ad uno standard di moralità troppo esigente, nonostante la apparente –ma effimera - sensazione liberatoria che ci può provenire dalla nostra azione di condanna verso le nostre umane bassezze. Bisognerebbe quindi evitare di fare riferimento a teorie psicologiche che lasciano troppo spazio alla concezione moralistica di una natura amorevole che confligge contro quella malvagia (un mitico inconscio senza regole? un inconscio da maiali?).
La cosa che la Maraini non considera è che le persone sono sensibili al messaggio perché hanno intuitivamente una loro conoscenza di prima mano della natura umana, anche se si tratta di una conoscenza della quale sono scarsamente consapevoli. Per cui il messaggio “così fan tutti” funziona perché lacera le persone le quali avvertono la difficoltà che noi tutti abbiamo a sviluppare un'onestà sostanziale e non soltanto di facciata. Le stesse persone si sentirebbero meglio sostenute da una teoria psicologica che tenga conto della natura sfumata della coscienza umana la quale riesce ad essere più o meno ampia, lucida e onesta, a seconda degli accordi intuitivi ed inconsapevoli che le persone formano tra di loro per procurarsi una sensazione di stabilità e di sicurezza momentanea. Con una teoria del genere si riesce ad intuire con più lucidità come i corrotti – quando ne diventassero consapevoli - potrebbero sperimentare se stessi come dei poveracci – non molto diversi da noi – che a volte non sono nemmeno riusciti a concepire l’espressione individuale del loro dissenso dagli accordi interpersonali in cui si sono impigliati e quindi si sono accordati mestamente per adorare le stesse divinità (a partire quelle più semplici quali sesso e auto e squadra di calcio, oltre alla mamma e alla sorella) nella disperato tentativo di mettersi comunque d’accordo sulla lunghezza d'onda del "così fan tutti" in quanto hanno temuto di non contare nulla come portatori di pensiero indipendente.
La teoria psicologica che andiamo proponendo pone invece l'accento sulla necessità di riconoscere che, gli stati di infelicità e di soggezione dei quali tutti siamo portatori in sottofondo, se  non trovano altri sbocchi, vengono momentaneamente (e vanamente) sanati con quella falsa intesa quella che porta alla creazione di combriccole corrotte.



Andrea Seganti


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