Il Cittadino di Adro


16/04/2010



"Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità".

Cosi comincia la lettera con la quale il "Cittadino di Adro" rende pubblica la sua decisione di accollarsi gli oneri della mensa per i 40 bambini - in buona parte extracomunitari - che erano stati sospesi dal servizio mensa, non avendo pagato la retta.  Un incipit - quello della lettera del cittadino di Adro - talmente fuori dal normale da far venire i brividi al lettore. Una frase di prtesentazione che ci allontana bruscamente da ogni considerazioni spicciola e ci trasporta sul terreno dei valori fondanti della nostra vita. E, anche se nel resto della lettera è possibile rintracciare alcuni piccoli segni di acrimonia dello scrivente verso i propri compaesani, intatta rimane la sensazione sorprendente che il patrimonio di dignità dello scrivente sia infinito per davvero quando consideriamo come il "Cittadino di Adro" abbia resistito alla tentazione di firmarsi con nome e cognome. Possiamo pertanto supporre di torvarci di fronte ad un caso eccezionale, quello di una persona che si sente sufficientemente appagata dal fatto di svolgere una funzione di esempio per la collettività.

Riassumendo, quindi, ci troviamo di fronte ad un gesto di generosità ed a qualcuno che si accontenta di farlo senza pretendere delle contropartite immediate. Qualcuno che si espone consapevolmente al pubblico ludibrio "so che tra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che se ne approfittano"  ma che ciononostante si dichiara assolutamente contrario al fatto che vengano "tirati in ballo" dei bambini. A questo proposito il cittadino introduce la preoccupazione che episodi del genere possano indurre i bambini (e le loro famiglie) a covare odio in misura sufficiente per condizionare il loro futuro carattere di adulti.  Evidentemente il cittadino di Adro  si riferisce alla propria esperienza secondo la quale il fatto di esser nato povero non ha portato come sbocco a sviluppare odio monomaniaco verso i ricchi. La stessa esperienza che egli riferisce nel suo incipit "figlio di un mezzadro ...infinito patrimonio di dignità".  Quello che pertanto particolamente apprezziamo nel cittadino di Adro è il fatto che egli ci trasmette una qualche forma di serenità che gli proviene dalla sua infanzia. Un occasione per lui di dimostrare che la povertà possa essere si uno stimolo per inseguire la ricchezza senza dover con questo rinnegare le proprie origini. Evidentemente anche al figlio di mezzadro sarà capitato di provare la sensazione che - nonostante le immancabili avversità della vita - si potessero conservare momenti di serenità. Forse sono questi momenti quelli che sono alla base dei nostri valori, momenti in cui ci viene trasmesso che la vita - nonostante tutto -  valga la pena di essere vissuta.



A. S.


Commenti


Andrea Seganti

17/4/10

Dobbiamo purtroppo notare che il giorno dopo quello in cui scrivevamo il nostro articoletto il "cittadino di Adro" si è lasciato mettere in mezzo dai giornali e si è trovato a doversi scusare del suo gesto anche perché le autorità locali si erano sentite offese dalla sua lettera. Peccato che non sia riuscito a resistere ad a mantenere l'anonimato. Non c'era nessun motivo di dover giustificare il suo gesto né di doversi abbassare a rispondere ad obiezioni insulse. Bastava la parola!



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