Il Ministro e lo Scrittore


23/11/2010



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Si può pensare, si può denunciare l’illegalità? A “Vieni via con me” Saviano lo fa con i suoi strumenti, la semplicità e il coraggio che lo hanno contraddistinto come indagatore solitario nella denuncia alle mafie. Saviano denuncia collusioni e infiltrazioni mafiose nell’imprenditoria lombarda con il sospetto di un compiacimento della Lega. E un rappresentante della stessa, Ministro della Repubblica, si mostra adirato per l’insinuazione e risponde con l’arresto di Antonio Iovine, uno dei boss mafiosi latitanti più feroci e temuti che ci siano. Un tempismo che lascia alcuni, stupiti. Saviano a quel punto sta per affondare, sa di dover correggere il tiro a breve in merito alla Lega connivente (un sospetto non sufficientemente comprovato). E tutto questo accade a soli venti giorni dalla votazione sulla fiducia al governo. Un governo stanco come il suo rappresentante massimo, che ora potrebbe cercare nella lotta all’illegalità un ultimo strombazzo cui aggrapparsi per non pagare il conto di una scellerata conduzione che ha portato il paese nella più nera crisi di identità politica, culturale e sociale degli ultimi 60 anni.

Ma qui arriva la sorpresa: sembra proprio che il ministro Maroni non si accordi a questa musica ma scelga un profilo apprezzabile, non giustzialista , non reazionario ma dialogico e logico. Certo molti possono chiedersi, come da tempo chiede Saviano “ma da quanto tempo lo Stato conosceva il covo di Iovine? Possibile che soltanto dopo appena due giorni dalla denuncia gridata davanti a milioni e milioni di italiani che lo Stato risponde con un blitz che taglia la testa al clan dei Casalesi?” Tempestiva ma sorprendente come operazione, anche se apprezzata. E apprezzabile. Apprezzabile anche la calma del Ministro Maroni (da anni il migliore dei Leghisti e non solo) che replica da Fazio senza urla “larussiane” o inopportuni e retorici richiami alla patria o alla impunità delle forze dell’ordine (non li chiama “i ragazzi” come nei war movies americane e nella retorica iraquo-afghana). Piuttosto si adegua con non poca simpatia e mitezza al format degli “elenchi” e soprattutto mostra rispetto verso Saviano cui chiede tramite Fazio di correggere il tiro. Ammettendo, forse solo implicitamente, che chi lavora nelle istituzioni ha anche il dovere di dare risposte e in virtù di questo ammettere il contraddittorio e di conseguenza chiedere il giusto rispetto. Dunque nessuna querela o inutile querelle, ma uomini e donne (lunedi la sempre ottima Bonino) che si parlano e si rispondono ciascuno seguendo le linee culturali proprie. Mettendo in piedi una comunicazione dove nessuno venga eccessivamente schiacciato - in debito e spalle al muro - tanto da rendere ineluttabile, prima o poi, una sua pari reazione “reazionaria”.

E’ bastato il coraggio talvolta sfrontato di Saviano e quello più mite ma degno di un ministro finalmente all’altezza del suo ruolo che ha voluto rispondergli con le sue parole a creare una atmosfera possibile, un contesto culturale dove la comunicazione non sia relegata a un lancio di missili o di piatti (vedi Carfagna Mussolini) ma un campo dove dal Linguaggio nasce il Pensiero. Pensiero critico. Si può restare dunque si, in un paese dove le persone comunicano e pensano, parlano pensando anche a coloro a cui parlano, trattandoli come interlocutori a cui riconoscono pari statuto di pensiero.



Pier Christian Verde Roberto Fazio


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