Malattie da esportazione


04/01/2011



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Non c’è pace per la diagnosi del disturbo post traumatico da stress (PTSD). Non c’è pace perché l’ambizione sarebbe quella di disporre di una diagnosi psichiatrica valida per il mondo intero mentre da ogni parte piovono dimostrazione che il disturbo è legato alla situazione culturale statunitense e non può essere esportato tanto facilmente.
Da un lato abbiamo il recente libro di Ethan Waters Pazzi come noi. Depressione, anoressia, stress: malattie occidentali da esportazione  che ci porta a fare un viaggio intorno al mondo alla scoperta di una forma fino a oggi poco indagata di colonialismo culturale, quello che esporta, accanto alle medicine, le stesse malattie influenzando i sintomi insieme al linguaggio usato per definirli. Dall’altro lato ci si accorge che nonostante questi tentativi di universalizzazione del disturbo esso colpisce in modo strabordante la popolazione americana tanto che una nuova task force del DSM - il noto manuale diagnostico nord americano -  sta cercando di modificare nuovamente i criteri associati alla sua diagnosi. Persone ossessionate dai ricordi traumatici, piene di rabbia, persone che si comportano in modo violentemente antisociale sono un prodotto specifico di questa cultura. Una patologia quella del PTSD che – nonostante i dubbi sulla sua validità del costrutto - dilaga a seguito della guerra nel Vietnam mentre si vorrebbe sostenere che questo è ciò che capita a chiunque nel mondo sperimenti un forte evento traumatico, attacco terroristico, abuso sui bambini, coinvolgimento in combattimenti, incidenti d’auto, tornadi, terremoti e chi più ne ha più ne metta. Per cui si cerca di estendere il criterio di disturbo post traumatico in modo indipendente dalle storie individuali tutto a favore dell’universalità del fatto che chi riceve un trauma vada soggetto a questo tipo di disturbo. Il che naturalmente non spiega il fatto che ci sono persone che ricevono un trauma e riescono a farsene una ragione e che questo dipenda da i rapporti che gli individui intratengono con la loro comunità e che le comunità intrattengono con loro.  Il rapporto che la comunità statunitensa intrattiene con i suoi traumatizzati – e lo fa attraverso i propri psichiatri – è quello di considerare coloro che sviluppano PTSD come persone non abbastanza coraggiose, biologicamente vulnerabili rispetto a un modello di normalità ideale. Ma anche se così fosse – e su questo c’è molto da discutere – rimane la domanda circa il fatto che il trauma maggiore potrebbe stare nel crollo improvviso e non riconosciuto di quelle convinzioni che avevano guidato il traumatizzato fino al momento del trauma. Mettiamo che il marine di turno si fosse sforzato di credere di stare dalla parte del giusto e che avesse continuato a perseguire questo convincimento oltre ogni limite per non smentire la retorica che lo circondava… fino al momento in cui non riesce più a convincersi e tutto gli crolla addosso come un castello di carte. O mettiamo che la vittima del 9/11 avesse sviluppato oltre ogni limite la convinzione di un qualche diritto ad essere amato del terzo mondo e poi dovesse confrontarsi con il fatto di aver seminato tanto odio. Beh queste sono cose ch producono stati di crisi acuta che fanno molto male specialmente se nessuno è disposto a riconoscere che dubbi del genere  possano esistere.
Il 30% dei reduci del Vietnam risultava nell’87 essere stato colpito da PTSD in forma grave un altro 20% in forma lieve, il che significa circa 1700.000 persone, metà delle quali sono finite per un motivo o per l’altro in prigione. Infine 15% di queste persone (479.000) era ancora in cura nell’88 e 161.000 riceveva sussidi.  In sostanza quella del Vietnam è stata una catastrofe psichiatrica che non ha uguali, anche considerando che le successive guerre del golfo, Iraq e Afghanistan hanno coinvolto un numero di persone molto più basso rispettivamente 697.000, 168.000 in Iraq 45.800 in Afghanistan contro i 3.140.000 del Vietnam. Ma se il numero è più basso tra i militari – e ignote sono le statistiche che riguardano i più numerosi contractors - continua a aumentare oltre ogni limite negli USA il numero dei civili che vengono considerati affetti da PTSD. Dopo il 9/11 tali malati sono stimati nel numero di 442.000 nella sola Manhattan.



Andrea Seganti


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