La fabbrica delle madri buone


30/01/2015



medium_madre con bambino.jpg

Secondo la sociologa Sandrine Garcia, la difficoltà che le donne incontrano nello sviluppare in libertà la loro identità femminile dipende non poco dalla loro adesione a un’idea della maternità che gli esperti del settore gli propinano.  Nell’ottima recensione di Marcela Iacub su Le Monde (28 gennaio) del libro della Garcia (Mères sous influence. De la cause des femmes à la cause des enfants) ci viene presentato il tentativo di smontare il ruolo giocato dai “maitres à penser” – indicati come "imprenditori della morale" – nell'elaborazione delle norme della maternità. Da un lato quindi gli intelletuali della fondazione Maternité Heureuse (1956) che vedono nella maternità un’occasione per l’emancipazione della madre, dall’altro lato il gruppo di psicoanalisti che si riconscono nella Dolto e che alla fine si sarebbero dimostrati vincenti nel favorire una contrapposizione tra gli interessi dei bambini e quelli delle loro madri, fin dalla gravidanza.
Le accuse verso la Dolto sono circostanziate, a partire dall’attribuzione che essa fa al bambino di un astratto desiderio di nascere che poco si concilia con i diritti della madre sul proprio corpo e sulle proprie decisioni autonome. Ma ancora più sottile diventa la trappola della Dolto – secondo la Garcia – quando si parli della enorme responsabilità che la teoria della Dolto scarica sulle spalle delle madri, individuando come parametri per una crescita sana del bambino quelli di una completa dedizione – asservimento direbbe la Garcia – alle esigenze del proprio bambino. In sostanza la Dolto viene accusata di aver assunto il ruolo della liberatrice dei bambini nell’immaginario francese, creando in questo modo delle norme di comportamento idealizzanti e irraggiungibili per le madri.
La riprova di questa situazione si potrebbe trovare, secondo la Garcia, nello spostamento dell’asticella per quanto riguarda il concetto di abuso. Portando alla coniazione del concetto di maltrattamento educativo e a quello di trauma psicologico anche in sede europea senza considerare l’inquietante conseguenza che in questo modo si finisce per eleggere gli operatori psicologici a difensori dei bambini che si suppone vengano sistematicamente lesi nei propri diritti. Una delega che le madri vengono obbligate a fare senza che nessuno si preoccupi di sorvegliarne la coerenza scientifica - la possibilità di un’uso abusivo del concetto di abuso - come potrebbe essere per esempio per negare una diversa concezione dei bambini che possiamo rintracciare in diverse culture.
In sostanza la Garcia guarda la questione dal punto di vista delle madri e considera le ingerenze degli operatori psicologici come un danno fatto alle madri per “favorire” i bambini. Noi aggiungeremo a questo il fatto che le concezioni che enfatizzano il ruolo cruciale della dedizione materna per la salute dei propri bambini, sono concezioni che producono un danno anche sui bambini, in quanto esagerano implicitamente l’idea di un bambino incapace e totalmente dipendente. Ora, se possiamo parlare di una relativa dipendenza del bambino dal punto di vista linguistico e locomotorio, ci sono oggi forti evidenze dalla ricerca madre bambino circa il fatto che i bambini possiedono, fin dalla nscita, una loro capacità di influenzare l’ambiente, sia adeguandosi a ciò che viene loro richiesto, sia esprimendo il loro dissenso attraverso la segnalazione dei loro stati di ritiro parziale e totale. Questo significa che il bambino è dotato di un suo piccolo ma significativo potere contrattuale che gli permette di supplire alle carenze ambientali: Quando si adegua a queste carenze egli fornisce un grosso contributo alla stabilità materna, ma non per questo rinuncia a emanare segnali di disssenso in attesa di incontrare il momento opportuno in cui il suo (micro)dissenso possa essere ascoltato. L’esistenza di una capacità contrattuale da parte del bambino restituisce quindi alla madre il diritto di fare molti sbagli - come è giusto e inevitabile che sia - visto che le madri ideali non esistono e che le madri reali sono legittimamente in diritto di  imporre ai bambini le proprie priorità e i loro problemi. La qualcosa può succedere senza creare troppi danni ai bambini se gli si riconosce il diritto di avere, prima o poi, un risarcimento per quanto essi fanno per le loro madri. Dal nostro punto di vista, è il riconoscimento di questo potere contrattuale del bambino ad essere impedito dalle teorie della Dolto e la conseguenza negativa della sua concezione del bambino come fragile e inerme sta nel fatto che anche la madre - colpevolizzata dall’idea di fare sbagli nei confronti di un bambino inerme  -  finisce per rinunciare al proprio potere contrattuale sia verso i propri bambini dai quali rischia di farsi vessare, sia nei confronti degli altri adulti. In sostanza la stragrande maggioranza delle attuali teorie dello sviluppo non riconoscono alle madri il diritto di fare degli errori in quanto gli viene suggerito che i loro bambini siano troppo fragili per poterli sopportare
Immagine presa dal sito Nuova Resistenza



Andrea Seganti


Commenti


stranoanimale

1/2/11


 .. trovo molto interessate la possibilità di focalizzarsi nel rapporto madre bambino sulla reciprocità degli dei segnali e degli scambi.  La questione della possibilità di commettere errori risulta altrettanto capitale proprio a causa dell'infallibilità di base che l'immaginario culturale ci richiede e  che dovrebbe essere messa costantemente a confronto con la vita di tutti i giorni ...
  



Inserisci un commento

*Autore



*Commento:



Per inserire un link scriverlo: <link> http://www.esempio.it </link> poi il moderatore provvederà a inserirlo.



Ricopia il codice che vedi nell’immagine