Fukushima e Hiroshima


05/04/2015



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Bob Dylan, interrogato circa le origini della musica rock e le sue basi culturali (blues, folk, country) se ne uscì candidamente dicendo che a lui sembrava evidente che tutto era cominciato con Hisoshima e Nagasaki in quanto tutti sentirono che bisognava andare più svelti! Pochi anni dopo usciva “Rock around the clock” e nel 62 con la crisi di Cuba "Blowing in the wind". Dylan aveva un paio d’anni quando furono sganciate le bombe. Ora va considerato che per un bambino di due anni l'idea che per salvarsi da una bomba così eccezionalmente "svelta" si debba andar ancor più svelti non ha nulla di irrazionale.  Seguendo questa prospettiva, mentre gli eventi della storia vengono messi da parte e relativizzati, continua la trasmissione dell'impatto emotivo che questi eventi hanno avuto e che pertanto continuano ad avere anche quando sono stati in larga parte dimenticati. Questo potrebbe valere particolarmente per le distruzioni di Hiroshima e Nagasaki che, per quanto si possa tentare di spiegarle all’interno di una dinamica di guerra, ci hanno trasmesso il profondo sconforto dato dal dover convivere con l’idea insensata di disporre di un potenziale distruttivo planetario che possiamo scatenare nel giro di un secondo. Uno sconforto circa la nostra capacità di operare seguendo la ragione.

Tale sconforto riguardante la incontrollabilità della nostra umana natura, pur rimanendo in sottofondo, è stato finora esorcizzato in vario modo. Non è certamente un caso che il fumetto giapponese preveda rassicuranti distruzioni atomiche tenute sotto controllo e operate a fin di bene, così come non è un caso che negli ultimi anni la rappresentazione di situazioni di overkilling abbia trovato una diffusione a tappeto in tutto il mondo sia nelle fiction che nel linguaggio giovanile. Nemmeno può essere considerato un caso, a pensarci bene, che il popolo giapponese sia diventato il campione del cosiddetto consumismo. L'atto dell'acquisto potrebbe essere infatti un modo di trovare una facile rassicurazione circa il fatto che i conflitti che possiamo avere con gli altri siano facilmente governabili e che sia possibile vivere in un mondo ottimale i cui i conflitti possono essere governati dal cosiddetto "corretto" rapporto tra qualità e prezzo. Allontanando con ciò la diffusa preoccupazione circa l'aspetto irrazionale e incontrollabile della nostra natura che continua a circolare dopo Hiroshima e Nagasaki.

Se tuttavia questa paura per la nostra natura è stata finora soltanto esorcizzata in molti modi ecco che essa torna a galla con il disastro di Fukushima. A differenza di Hiroshima, tuttavia, a Fukushima non è scoppiato niente di così devastante, solo scoppietti. A differenza di Hiroshima a Fukushima si è tantato di reagire seppure malamente, a differenza di Hiroshima a Fukushima ci sono stati degli eroi che hanno avuto il tempo di decidere di sacrificare volontariamente la loro vita per gli altri. A differenza di Hiroshima, infine, a Fukushima ci sarà il tempo per distribuire responsabilità e colpe e, per quanto la distruzione durerà per tempi quasi infiniti, sarà possibile dedicare un tempo altrettanto lungo per cercare di porvi un rimedio.

Pertanto per quanto gravissimo possa essere considerato il danno conseguente al disastro di Fukushima è possibile pensare che questo disastro sia anche un'occasione per umanizzare lo sconforto morale proveniente dal precedente disastro di Hiroshima, quando tutto si era svolto in modo incontrollabile nel giro di un secondo lascinadoci seri dubbi circa il fatto che la nostra ragione potesse servire a qualcosa per capire qualcos in più dei nostri conflitti e governarli.



Andrea Seganti


Commenti


Alessio S.

18/4/11

Albert Einstein: " Io non credo che si possa assicurare una grande era atomica organizzando la scienza, nella maniera in cui sono organizzate certe grandi società industriali."

A.



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